venerdì 21 marzo 2014
sfrontata!
"L’etologia ci insegna che la femmina della specie umana non è soltanto l’unica preda di tutto il regno animale che non disdegni d’essere cacciata dall’uomo, ma anche l’unica la cui sfrontatezza arrivi al punto da provocare il cacciatore" - Giovanni Soriano
sabato 15 marzo 2014
sabato 8 marzo 2014
donne
"Ci sono le Donne. E poi ci sono le Donne Donne. E quelle non devi provare a capirle, sarebbe una battaglia persa in partenza. Le devi prendere e basta. Devi prenderle e baciarle, e non dare loro il tempo di pensare. Devi spazzare via, con un abbraccio che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto, a bassa, bassissima voce. Perché si vergognano delle proprie debolezze e, dopo avertele raccontate, si tormenteranno - in un’agonia lenta e silenziosa - al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo, vedranno le tue spalle voltarsi ed tuoi passi allontanarsi. Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte. Amale indifese e senza trucco, perché non sai quanto gli occhi di una donna possano trovare scudo dietro un velo di mascara. Amale addormentate, un po’ ammaccate quando il sonno le stropiccia. Amale sapendo che non ne hanno bisogno: sanno bastare a sé stesse. Ma, appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro." - Alda Merini
giovedì 6 marzo 2014
il domani è già passato
Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani è già passato
- Alda Merini
l'abitudine
“Le tentazioni più pericolose non sono dovute alle energiche, improvvise fiamme del desiderio, 'la lussuria della carne', ma alla mancanza d'entusiasmo della carne, la sua pigrizia e inerzia, la nostra tendenza a diventare creature dell'abitudine.” - Sigrid Undset
domenica 2 marzo 2014
mercoledì 26 febbraio 2014
animale morente
"Per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso. E questo è un gioco assai rischioso. Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare. E’ il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate. Lo so io e lo sanno tutti. Ogni vanità, portata alle estreme conseguenze, finisce sempre per burlarsi di te"
- Philip Roth (L’animale morente)
venerdì 21 febbraio 2014
amore e follia
"Se non ricordi che Amore t'abbia mai fatto commettere la più piccola follia, allora non hai amato" - William Shakespeare
sabato 8 febbraio 2014
Il primo amore
Il primo amore
Tornami a mente il dì che la battaglia
D'amor sentii la prima volta, e dissi:
Oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!
Che gli occhi al suol tuttora intenti e fissi
Io mirava colei ch'a questo core
Primiera il varco ed innocente aprissi.
Ahi come mal mi governasti, amore!
Perchè seco dovea sì dolce affetto
Recar tanto desio, tanto dolore?
E non sereno, e non intero e schietto,
Anzi pien di travaglio e di lamento
Al cor mi discendea tanto diletto?
Dimmi, tenero core, or che spavento,
Che angoscia era la tua fra quel pensiero
Presso al qual t'era noia ogni contento?
Quel pensier che nel dì, che lusinghiero
Ti si offeriva nella notte, quando
Tutto queto parea nell'emisfero:
Tu inquieto, e felice e miserando,
M'affaticavi in su le piume il fianco
Ad ogni or fortemente palpitando.
E dove io tristo ed affannato e stanco
Gli occhi al sonno chiudea, come per febre
Rotto e deliro il sonno venia manco.
Oh come viva in mezzo alle tenebre
Sorgea la dolce imago, e gli occhi chiusi
La contemplavan sotto alle palpebre!
Oh come soavissimi diffusi
Moti per l'ossa mi serpeano, oh come
Mille nell'alma instabili, confusi
Pensieri si volgean! qual tra le chiome
D'antica selva zefiro scorrendo,
Un lungo, incerto mormorar ne prome.
E mentre io taccio, e mentre io non contendo,
Che dicevi, o mio cor, che si partia
Quella per che penando ivi e battendo?
Il cuocer non più tosto io mi sentia
Della vampa d'amor, che il venticello
Che l'aleggiava, volossene via.
Senza sonno io giacea sul dì novello,
E i destrier che dovean farmi deserto,
Battean la zampa sotto al patrio ostello.
Ed io timido e cheto ed inesperto,
Ver lo balcone al buio protendea
L'orecchio avido e l'occhio indarno aperto,
La voce ad ascoltar, se ne dovea
Di quelle labbra uscir, ch'ultima fosse;
La voce, ch'altro il cielo, ahi, mi togliea.
Quante volte plebea voce percosse
Il dubitoso orecchio, e un gel mi prese,
il core in forse a palpitar si mosse'
E poi che finalmente mi discese
a cara voce al core, e de' cavai
delle rote il romorio s'intese;
Orbo rimaso allor, mi rannicchiai
Palpitando nel letto e, chiusi gli occhi,
Strinsi il cor con la mano, e sospirai.
Poscia traendo i tremuli ginocchi
Stupidamente per la muta stanza,
Ch'altro sarà, dicea, che il cor mi tocchi?
Amarissima allor la ricordanza
Locommisi nel petto, e mi serrava
Ad ogni voce il core, a ogni sembianza.
E lunga doglia il sen mi ricercava,
Com'è quando a distesa Olimpo piove
Malinconicamente e i campi lava.
Ned io ti conoscea, garzon di nove
E nove Soli, in questo a pianger nato
Quando facevi, amor, le prime prove.
Quando in ispregio ogni piacer, nè grato
M'era degli astri il riso, o dell'aurora
Queta il silenzio, o il verdeggiar del prato.
Anche di gloria amor taceami allora
Nel petto, cui scaldar tanto solea,
Che di beltade amor vi fea dimora.
Nè gli occhi ai noti studi io rivolgea,
E quelli m'apparian vani per cui
Vano ogni altro desir creduto avea.
Deh come mai da me sì vario fui,
E tanto amor mi tolse un altro amore?
Deh quanto, in verità, vani siam nui!
Solo il mio cor piaceami, e col mio core
In un perenne ragionar sepolto,
Alla guardia seder del mio dolore.
E l'occhio a terra chino o in se raccolto,
Di riscontrarsi fuggitivo e vago
Nè in leggiadro soffria nè in turpe volto:
Che la illibata, la candida imago
Turbare egli temea pinta nel seno,
Come all'aure si turba onda di lago.
E quel di non aver goduto appieno
Pentimento, che l'anima ci grava,
E il piacer che passò cangia in veleno,
Per li fuggiti dì mi stimolava
Tuttora il sen: che la vergogna il duro
Suo morso in questo cor già non oprava.
Al cielo, a voi, gentili anime, io giuro
Che voglia non m'entrò bassa nel petto,
Ch'arsi di foco intaminato e puro.
Vive quel foco ancor, vive l'affetto,
Spira nel pensier mio la bella imago,
Da cui, se non celeste, altro diletto
Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago.
- Giacomo Leopardi
venerdì 7 febbraio 2014
di luce e d'ombra
La vita è un'ombra che cammina, un povero attore
che si agita e pavoneggia la sua ora sul palco
e poi non se ne sa più niente. È un racconto
narrato da un idiota, pieno di strepiti e furore,
significante niente.
- William Shakespeare
lunedì 3 febbraio 2014
rendez-vous
Dans la chambre encore fatale
De l'encor fatale maison
Où la raison et la morale
Se tiennent plus que de raison,
Il semble attendre la venue
A quoi, misère, il ne croit pas
De quelque présence connue
Et murmure entre haut et bas:
"Ta voix claironne dans mon âme
Et tes yeux flambent dans mon cœur.
Le monde dit que c'est infâme
Mais que me fait, ô mon vainqueur?
J'ai la tristesse et j'ai la joie
Et j'ai l'amour encore un coup,
L'amour ricaneur qui larmoie,
O toi beau comme un petit loup!
Tu viens à moi gamin farouche
C'est toi, joliesse et bagout
Rusé du corps et de la bouche
Qui me violente dans tout
Mon scrupule envers ton extrême
Jeunesse et ton enfance mal
Encore débrouillée et même
Presque dans tout mon animal
Deux, trois ans sont passé à peine,
Suffisants pour viriliser
Ta fleur d'alors et ton haleine
Encore prompte à s'épuiser
Quel rude gaillard tu dois être
Et que les instants seraient bons
Si tu pouvais venir! Mais, traître,
Tu promets, tu dis : J'en réponds,
Tu jures le ciel et la terre,
Puis tu rates les rendez-vous…
Ah! cette fois, viens! Obtempère
A mes désirs qui tournent fous.
Je t'attends comme le Messie,
Arrive, tombe dans mes bras;
Une rare fête choisie
Te guette, arrive, tu verras!"
Du phosphore en ses yeux s'allume
Et sa lèvre au souris pervers
S'agace aux barbes de la plume
Qu'il tient pour écrire ces vers.
- Paul Marie Verlaine
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