domenica 25 novembre 2012

In ascensore fino al cielo






In ascensore fino al cielo


Come dicono i pompieri,
non prendete mai camere oltre
il quinto piano
negli hotel di New York:
ci sono scale che vanno piú su
ma nessuno ci salirebbe.
Come dice il "New York Times",
l'ascensore cerca sempre da sé
il piano in fiamme
e si apre automaticamente
e non si chiude piú.
Sono questi gli avvisi
che dovete dimenticare
se volete uscire da voi stessi
fino a catapultarvi in cielo.

Sono andata spesso oltre
il quinto piano
salendo a manovella,
ma solo una volta
andai fino in cima.
Sessantesimo piano:
cigni e pianticelle piegàti
verso la propria tomba.
Duecentesimo piano:
montagne con la pazienza di un gatto,
il silenzio in scarpe da tennis.
Cinquecentesimo piano:
messaggi e lettere millenari,
uccelli da bere,
una cucina di nuvole.
Seicentesimo piano:
le stelle,
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.
E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte,
lassú.

- Anne Sexton

sabato 24 novembre 2012

Saffo



"Scuote l'anima mia Eros come vento sul monte che irrompe entro le querce e scioglie le membra e le agita, dolce, amaro, indomabile serpente! - Saffo

desiderio



"Coloro che reprimono il desiderio, lo fanno perché il loro desiderio è abbastanza debole da poter essere represso" - William Blake

mercoledì 21 novembre 2012

l'ignoto


"Non si può adorare che l'ignoto; e non c'è più religione dove non c'è mistero" - Rémy de Gourmont

martedì 20 novembre 2012

giochi preziosi



"Due cose mantengono vive le creature: il letto e il giuoco; peroché l'uno è refrigerio de le fatiche e l'altro ricreazione de i fastidi" - Pietro Aretino

lunedì 19 novembre 2012

orgasmo





"La carne è incompatibile con la carità: l'orgasmo trasformerebbe un santo in lupo" - Emil Cioran

sabato 17 novembre 2012

donne


"La donna che non riesce a rendere affascinanti i suoi errori, è solo una femmina"- Oscar Wilde

Hotel Room story


Lei mi aspetta in quell' Hotel appena fuori città, sempre lo stesso giorno, la stessa ora, le solite cose...
d'altra parte un vizio è così... una sigaretta dopo l'altra, un bicchiere dopo l'altro... abitudine, ormai fa parte di te, non ti chiedi neppure perchè lo fai... non ti da niente, ma se non lo fai ti manca... è così anche la vita.

giovedì 15 novembre 2012

Una scrittura femminile azzurro pallido



Siamo a Vienna, nel 1936. Un alto funzionario ministeriale, sposato a una bella e ricca dama viennese, apre una mattina una lettera. Sulla busta riconosce una scrittura femminile azzurro pallido. Quella lettera si insinua immediatamente, come una lama, nella sua vita troppo levigata e la disarticola dall’interno. Apparentemente, in poche righe molto formali, la scrivente chiede l’aiuto del potente funzionario per trasferire in una scuola viennese un giovane tedesco di diciotto anni. Ma, per il destinatario, quelle righe cifrate significano il riaffiorare di un amore di molti anni prima, un amore cancellato con ogni cura. E il giovane ignoto non sarà forse un figlio ignorato? Quella storia, che ora giace nella memoria del brillante funzionario come «una tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare», era stata forse il più grande, forse l’unico vero amore della sua vita. Ma al tempo stesso era qualcosa che il suo «cuore guasto» aveva dovuto eliminare. La feroce coazione ad adeguare la propria vita alle esigenze della società (e qui si tratta dell’alta società viennese, magistralmente accennata con piccoli tocchi), quasi un secondo parto operato da un ostetrico di se stesso, hanno distaccato quest’uomo – l’elegante, garbato, impeccabile León – da qualsiasi altro elemento della sua esistenza, dalle sue origini incerte e povere come anche da quella passione inaccettabile. Werfel è riuscito qui a creare una coincidenza fra indagine psicologica e analisi sociale che è quasi disturbante per la sua precisione. Di fatto, l’amante abbandonata è ebrea – e la volontà di cancellarla assume una coloritura livida data dal tempo e dalle circostanze. Questa storia dalla forma perfetta, pubblicata da Werfel in esilio a Buenos Aires, nel 1941, si legge oggi come un amaro gesto di congedo da Vienna e da tutta la civiltà mitteleuropea, quasi una naturale prosecuzione dei racconti dell’ultimo Schnitzler.


Franz Werfel
Una scrittura femminile azzurro pallido
Adelphi

mercoledì 14 novembre 2012

Egon Schiele




"Nessuna opera d'arte erotica è una porcheria, quand'è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l'osservatore, se costui è un porco" - Egon Schiele

martedì 13 novembre 2012